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Quarantena: qualcuno paga le inefficienze dello Stato.

Una mente pensante ha il diritto, per non dire il dovere, di rimescolare le idee, di valutare i fatti e di trarre conclusioni.  Gli ultimi mesi sono stati ricchi di spunti riflessivi e, perché no, narrativi. Dagli scontri tra virologi, alle battaglie a colpi d’ordinanze; dalle smentite alle conferme della scienza, fino alla gente reclusa in casa per non aver commesso il fatto o per averlo commesso, istigata dall’inefficienza della nostra macchina statale e dalle risorse ectoplasmatiche messe in campo da un governo che annaspa. 

È notizia recente di uno studente siciliano, tornato dal Nord che, dopo aver osservato il periodo previsto per la quarantena, si è ritenuto libero di poter circolare per la città, salvo venire a conoscenza (dopo diverso tempo) di essere risultato positivo al tampone a cui era stato sottoposto. Un asintomatico, quindi, che avrebbe dovuto rimanere rinchiuso per un periodo indeterminato fino a che la cronica inefficienza del nostro sistema Italia non avesse rilasciato il risultato del test, che sarebbe dovuto arrivare entro settantadue ore e non settantadue settimane: questione di percezione temporale, avrebbe ribadito qualcuno con spiccato senso dell’ironia. 

Per la cronaca il ragazzo ha immediatamente avvertito tutti i suoi contatti, ma comunque sarà oggetto d’indagine e rischierà quanto previsto dalla legge in casi del genere, per i quali è difficile formulare un giudizio dopo aver assistito a virtuosismi d’incompetenza da parte dei nostri amministratori e governanti di ogni ordine, grado e colore politico. 

Eppure, l’idea di essere al cospetto di un sistema giustizialista e statalista, focalizzato sulla pena piuttosto che sulla prevenzione, è indubbia. È troppo semplice (per non dire superficiale) emanare provvedimenti che limitano la libertà personale, scaricando la responsabilità sull’atteggiamento dei singoli, imponendo misure di prevenzione prive dei necessari strumenti. 

Mascherine obbligatorie per tutti (indossate sempre, ovunque e comunque) che potrebbero ridurre in modo drastico il contagio, sanificazione settimanale per le strade e nei luoghi pubblici, potenziamento del lavoro a distanza, e regolamentazione intelligente dei luoghi d’assembramento come baretti e siti della movida notturna, divenuti fulcro d’interesse dei Governatori di Regione e dei sindaci che lasciano agonizzare altre fette della nostra società. Questi sono gli aspetti si cui tutti dovrebbero concentrarsi, invece predicano dai pulpiti televisivi mentre i cacciatori di taglie inveiscono su gente che si affanna per farsi spazio tra le macerie di un’economia polverizzata. Una classe che continua a rimanere incollata alle poltrone del potere, tra gli scandali di partito e le fabbriche che sprangano le porte, intanto che muore anche la dignità del lavoro.

Perché, se è pur vero che COVID-19 ha dichiarato guerra alla società civile, la politica ne ha firmato la resa incondizionata.

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