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A Wuhan si ritorna a scuola.

In Cina, nella città di Wuhan, dove la pandemia da Covid è iniziata si ripensa alla riorganizzazione della normale vita sociale ed economica così, dopo mesi di chiusura totale e restrizioni, si procede verso la normalità senza sottovalutare possibili recidive.

Le autorità locali in collaborazione con il Ministero dell’Istruzione cinese hanno elaborato diversi protocolli di sicurezza per consentire al milione e quattrocento mila studenti, di tutte le scuole di ogni ordine e grado di Wuhan, di ritornare sui banchi.

Ogni istituto dovrà riorganizzarsi ripensando alle fasce orarie di accesso e gli studenti dovranno presentarsi nelle classi muniti di test COVID negativi, non più vecchi di una settimana. Lo stesso criterio sarà applicato a tutti i docenti, senza alcuna possibilità di contestazione. Resteranno ancora in attesa di rientrare al lavoro i professori stranieri che vivono nella città.

Inoltre ogni scuola sarà munita di un centro medico e dovrà organizzare corsi ANTI-COVID per spiegare agli studenti le fasi di contagio; come evitarlo e come riconoscerne i sintomi. In classe, pur prevedendo il distanziamento, non sarà obbligatorio indossare la mascherina benché, ogni studente dovrà necessariamente averne una da usare in caso di emergenza. Infatti, qualora un allievo o un docente dovessero manifestare sintomi da Covid saranno immediatamente isolati e trasportati nelle apposite strutture di quarantena sparse per la città. Di seguito tutta la classe sarà sottoposta al tampone e tutti i soggetti positivi isolati immediatamente.

Gli amministratori di Wuhan si sono ripromessi di non ripetere, con la scuola, gli errori fatti a dicembre dello scorso anno in merito alle notizie sulla diffusione del nuovo coronavirus, per tale ragione hanno messo in campo tutte le risorse disponibili per evitare che le riaperture delle scuole possano riaccendere nuovi focolai, e il Ministero dell’Istruzione cinese ha organizzato dei supporti psicologici per gli studenti particolarmente danneggiati dalla pandemia

Queste precauzioni e contromisure su cui vigileranno, senza deroghe, le autorità siniche competenti potranno ridare nuova speranza e forse, questa volta, copiare qualcosa da loro potrebbe esserci di aiuto.

#mariovolpescrittore

#chinaprosit #huiko #l’annodeldragone #rogiosieditore #diogeneedizioi

Grandi autori.

…Jules Verne non è stato solo il padre della fantascienza. Nei suoi romanzi d’avventura non solo ipotizzò realtà concretizzate dopo oltre cent’anni, ma immaginò modelli finanziari e sociali dei nostri tempi. Nel suo romanzo “Dalla Terra alla Luna” pensò, per finanziare l’epocale impresa, a una campagna globale di raccolta fondi dal basso: in poche parole un moderno crowdfunding.
#mariovolpescritttore

ANCHE L’UCRAINA HA IL SUO PAPERONE

Yuriy Kousik

Quando si parla dei paperoni del mondo l’immaginazione punta direttamente a nomi del calibro di Bill Gates, Mark Zhuchemberg, Jack Ma, Bezzof di Amazon e perché non al nostrano Berlusconi. 

Nomi collegati a immensi patrimoni, eppure queste star del contante non sono gli unici ad avere le tasche imbottite di danaro. 

Nel mondo esistono superricchi di cui si parla poco o niente e che saltano all’occhio solo per qualche eclatante fatto di cronaca. Ma quando sulle banchine dei nostri porti sono ormeggiate vere e proprie ville galleggianti ecco saltare fuori qualche nome poco conosciuto al grande pubblico.

Tra essi risuona Yuriy Kousik il proprietario dello ACE, uno yacht di ben 87 metri inchiodato per tutto l’anno in Costa Azzurra, eccetto nei momenti in cui i quindici membri dell’equipaggio salpano le ancore per la crociera estiva della ricca famiglia Kosiuk. 

Il proprietario di questa meraviglia è un magnete ucraino che ha fatto fortuna nel campo delle derrate alimentari, naturalmente aiutato dalle torbide politiche del suo paese, ma con la spinta dell’innovazione. Le aziende agricole di Yuriky sono quasi totalmente meccanizzate e producono derrate agricole con metodo biologico. Una parola magica che ha riempito le tasche di molti arguti imprenditori del settore senza escludere l’agronomo ucraino che a discapito di un salario medio di €310 dollari, per i suoi connazionali, sfoggia un patrimonio di oltre un miliardo di dollari. 

Ma del resto il signor Yuriky, a parte qualche aiuto dall’alto, ha meritato ampiamente la sua fortuna partendo come broker della Kyiv Commodity Exchange, occupandosi della commercializzazione di carne e latte, ma fu l’incarico di deputato offertogli dal presidente ucraino Petro Poroshenko nel 2014 a fargli spiccare il grande salto nel mondo dell’altra imprenditoria. 

Oggi mentre le aziende di Yuriky esportano frutta e ortaggi in tutta Europa i marinai dell’ACE riscaldano i motori per la solita crociera milionaria. 

#mariovolpescrittore

#huiko

#chinaprosit

La legge cinese che tappa la bocca ad Hong Kong ed acceca il resto del mondo.

La nuova legge cinese sulla sicurezza nazionale ad Hong Kong ha iniziato a colpire senza pudore chiunque protesti per la libertà, rischiando l’ergastolo per l’accusa di sovversione. 

La scatola delle meraviglie; la città Stato che garantiva piena autonomia ai suoi cittadini, nonché agli stranieri che la abitano, rischia di cadere ­–pezzo per pezzo– sotto le sferzate di un regime tollerato dalle democrazie occidentali. Persino gli Stati Uniti, dopo aver fatto la voce grossa con la guerra dei dazi, non sono riusciti a porre un freno all’atteggiamento arrogante e invasivo della Cina che sembra non voler mantenere gli impegni presi con Londra in merito alla gestione della sua ex-colonia. Del resto il paese asiatico non è nuovo a comportamenti del genere che trasformano promesse e accordi in carta da macero senza la minima remora. 

Proteste ad Hong Kong

Ormai il potere economico e sociale della Cina si è insinuato in ogni nazione e pensare di poterlo estirpare con brutale determinazione è solo utopia, dal momento che le radici cinesi si sono infiltrate non solo nell’economia del mondo, ma tentano di aggrovigliarne anche la cultura fagocitando eventi sportivi, culturali e non ultimo le grandi produzioni cinematografiche.  Una cavalcata inarrestabile i cui effetti potrebbero essere scioccanti per le società occidentali.  

Malgrado Hong Kong è lontana dalle nostre case e ci riesce difficile sentire bruciore dei lacrimogeni lanciati dalla polizia contro gli studenti, ne sopportiamo l’effetto sulle nostre imprese erose da una Cina che non tollera ingerenze esterne nella sua politica, ma s’infiltra nella politica degli Stati esteri senza pudore adottando due pesi e due misure. Per tale ragione è   inconcepibile ignorare il messaggio della Cina che filtra attraverso lo specchio di Hong Kong, da sempre espressione dell’opulenza, del benessere e della libertà nel mondo asiatico.  

Oggi la Cina dalla capacità di sorprendere per lo sviluppo economico sta rapidamente passando alla capacità d’imporsi anche militarmente, il che porterebbe all’inasprimento delle tensioni internazionali con le grandi potenze e all’occupazione dei paesi più poveri e politicamente meno forti, con il rischio che si possa generare una nuova ondata di schiavismo coloniale di cui sarà difficile liberarsi.

(MarioVolpe)

#chinaprosit

Il vuoto in 60 secondi.

(Racconto)

Gustavo Mastrocinque: il dottor Gustavo Mastrocinque, amministratore delegato della BIM (Banca Investimenti Mediterranea), impiegò soltanto sessanta secondi per ripercorrere la sua vita, dalla folle idea di gettarsi nel vuoto fino al ricordo della macchia di gelato alla fragola che gli colava sulla camicia nuova. Nessuno lo aveva mai rimproverato per la disattenzione, in fondo, aveva a malapena tre anni e mai avrebbe pensato, cinquantasette anni dopo, di scegliere il suicidio alla vergona d’un arresto. 

Gustavo, senza remore, affidò il riscatto della sua dignità al vuoto nello stesso istante in cui qualcuno bussò alla porta con un mandato di cattura. Il tocco della mano che picchiava fu l’ultimo suono asciutto che udì, il resto fu il sibilo continuo e assordante del vento gelido che s’insinuava nei timpani durante la caduta, ghiacciandogli la testa dall’interno. Era inverno e i capelli liberi sventolavano come mille bandiere, gli occhi gli lacrimavano dal rossore, la bocca era tirata in un sorriso forzato per la pressione dell’aria sulle gote e, nella solitudine del volo, si rivide alla direzione della banca mentre amministrava i clienti più facoltosi.  Eppure nulla avrebbe potuto senza il master alla Administration Financial School of New York che gli aprì la strada delle grandi consulenze liberandolo dal frustante ruolo di cassiere. 

Ambizione, questo serve ambizione per andare avanti nella vita, gli ripeteva continuamente suo padre pianificando gli studi di un giovane Gustavo obbediente ad ogni suo volere. Il padre-padrone aveva programmato la vita del ragazzo dai primi anni del liceo, spronandolo (talvolta obbligandolo) a superare gli ostacoli che si frappongono tra l’uomo e il suo obbiettivo. Di questo si parlava a casa Mastrocinque, non di avvenire e di futuro, ma di obbiettivi che Gustavo centrò, talvolta affannando, con pochi scrupoli.

            Sono solo percorsi di lavoro lunghi e difficili, pensava spesso per giustificare la sua coscienza, eppure mai nessun ricordo era passato in testa così veloce come la discesa incontrollata che stava affrontando in quel preciso istante, mentre il cuore gli batteva forte come un tamburo. I palpiti gli ricordavano i primi rigurgiti d’amore quando, tra i banchi di scuola, incrociava con lo sguardo gli occhi di Roberta, neri come la notte. Eppure lei non se lo filava per niente, lo ignorava al punto che un giorno ci avrebbe fatto tre figli e gli avrebbe sistemato il nodo della cravatta tutte le mattine prima che lui andasse al lavoro. Ma il giorno del tuffo nel vuoto, Roberta non avrebbe mai immaginato che le sue dita artritiche e doloranti avrebbero stretto il nodo per l’ultima volta. Forse lei ringraziò il cielo per non dover più sottoporsi forzatamente al quel gesto che le ricordava la giovinezza passata, quando il nodo lo slacciava con la brama di chi apre una confezione di un dolce per infilare la lingua nella crema dei bignè. Ormai tutt’intorno era rinsecchito e malgrado Gustavo avesse la sua stessa età, godeva d’un aspetto più fresco e tirato. Non era raro che qualche amico, dopo inventariato le poche rughe, lo tacciasse di un patto con il diavolo. 

Solo sport e cibo sano, ecco il mio patto, ripeteva Gustavo sfoderando una fila di denti bianchi come le perle del Baltico.  L’invidia degli amici ribolliva, eppure, in quell’istante, nessuno avrebbe preso il suo posto sebbene la sua ricchezza facesse gola a molti. Ironizzavano tutti di preferire i panni di Jalo, il primo genito di Mastrocinque; quello era il vero uomo fortunato. Aveva ragazze a iosa, auto sportive, stava tutto il giorno in palestra, nessun pensiero gli s’inchiodava in testa se non quello di vincere il torneo annuale di Ping-pong seguendo i rimbalzi della pallina sul fondo del tavolo da gioco azzurro come il cielo, che s’allontanava rapidamente dal viso di suo padre. Nella caduta Gustavo s’era girato con la schiena rivolta alla terra, mentre le gambe e le braccia divaricate non offrivano sufficiente resistenza per rallentare la corsa impressa dal peso dell’aria che premeva sul petto e, in quel momento, i ricordi, dapprima ordinati, si mischiarono tra loro in balia del vento che frustava con violenza ai lati della giacca diluendo il grido, acuto e costante, che gli usciva dalla gola. Era un suono modulato da frammenti di dialoghi in procinto di finire tra l’indissolubile abbraccio della morte: 

…Roberta, sono certo ti poterti rendere la donna più felice della terra.

…siete due gocce d’acqua Gustavo, nessuno potrebbe dire che non è tuo figlio…

…questo è il soggiorno, ampio e luminoso…

…papà ti presento Asia…

…incantato, devo dire che ha sputo scegliere bene il ragazzo…

…dottor Mastrocinque, la delegazione l’aspetta in sala riunioni…

…un applauso al nostro nuovo amministratore delegato, certi che porterà la nostra grande famiglia verso nuovi lidi e splendidi successi…

…niente da fare Roberta, non sia mai detto che la moglie d’un amministratore delegato non viaggi in prima classe. E poi i soldi non sono un problema, vengono giù come pioggia…

…l’improvviso crack della BIM si è abbattuto come un fulmine sul mondo dell’alta finanza…

…il titolo BIM sospeso dal listino di borsa…

…perquisizioni delle Fiamme Gialle sono in corso negli uffici della sede di Largo Indipendenza…

Dottor Mastrocinque apra la porta, Guardia di Finanza, Gustavo non aprì e alla terza richiesta i militarsi sfondarono per entrare nell’ufficio.

 L’amministratore delegato non aveva neanche sentito le loro richieste, il suo corpo era già sull’asfalto trenta piani più sotto con il cranio fracassato e il cervello colato via come pallida gelatina al centro di una città che ancora vive.

(MarioVolpe)

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Meno contante, più sommerso.

Ormai era tempo che s’annunciava una stretta al contante, una vera e propria battaglia contro le libertà individuali nella scelta delle forme di pagamento più congeniali ai consumatori e alle imprese. Se è pur vero che la soglia dei duemila euro, oltre ai quali si richiede un pagamento tracciato, non influenzerà negativamente le spese ordinarie della famiglie è altrettanto vero che il principio nell’imporre una scelta individuale al posto di un’altra ha, indiscutibilmente, un sapore di regime. Considerando che gli studi statistici, che hanno osservato le recenti strette alla moneta fisica, hanno ampiamente documentato che le limitazioni forzate all’uso del contante non sono un deterrente contro l’economia sommersa, ma ne incentivano la pratica favorendo scambi a nero in cui è possibile, addirittura, fare a meno dell’intermediazione bancaria. Un’economia capace di generare reddito e ricchezza rimanendo completamente sommersa, palesemente sotto gli occhi di tutti.

Purtroppo queste pratiche sono estremamente diffuse non solo in Italia, ma in tutti i paesi dove la pressione fiscale è sproporzionata rispetto ai rischi d’impresa e dove la crescita economica di pochi soggetti (come i politici senza storia) è immotivata rispetto alla loro efficacia di governo. I catenacci all’economia non fanno altro che disincentivare gli investimenti nel nostro Paese, generando perdite di posti di lavoro, schiavismo da povertà, mortificando la dignità che dovrebbe essere un indiscutibile diritto dell’uomo e della donna.

Se dal un lato è indispensabile adottare i mezzi di contrasto all’evasione e al sommerso per favorire la crescita economica, dall’altro è dovere delle istituzioni fornire tutti gli strumenti (in modo veloce e reale) alle imprese e alle famiglie, affinché il tessuto produttivo possa contribuire allo sviluppo economico e al benessere diffuso.

 Il concetto, tutto italiano (spesso generato dall’invidia di categorie meno capaci), che l’uomo d’impresa è un evasore a prescindere, non fa altro che avvelenare la fiducia dei piccoli e medi imprenditori nei confronti delle forze politiche sempre impegnate in perenni campagne elettorali e completamente scollate delle esigenze del tessuto imprenditoriale, da sempre unica possibile fonte di sviluppo economico. Reprimere le giovani energie produttive, pensando di salvare l’economia di uno Stato facendo ricorso alle sole misure d’assistenza e controllo, è una chiara dimostrazione di conclamata incompetenza di una classe dirigente trovatasi al potere per un semplice colpo di fortuna.

La limitazione all’uso del contante dovrebbe essere una scelta individuale, il consumatore e l’imprenditore dovrebbe effettuarla in piena libertà culturale (come avviene in moti paesi) e non forzato da motivazioni stataliste incapaci d’infondere fiducia e spronare gli attori economici a fare la loro parte. Inoltre, l’uso (entro certi limiti meno restrittivi) del contante, non solo garantisce una maggiore difficoltà nel trasferire capitali fuori dal nostro paese, ma incentiva i consumi interni in antitesi con i pagamenti elettronici che –per loro natura– hanno la capacità di aprire emorragie di capitali verso l’estero, senza la necessità di doversi spostare da casa.

 Il flusso di danaro, che passa da strumenti come carte di credito o piattaforme di pagamento on-line, dirotta le commissioni sui conti bancari dei gestori di tali strumenti –società private spesso ubicate nei paradisi fiscali– e contribuisce in modo legale ad impoverire la nostra economica, senza alcuna efficace soluzione al problema del sommerso.

 Del resto fino a che nessuno s’adopererà per sensibilizzare lo sviluppo di una cultura finanziaria diffusa sarà più facile per i governanti di turno imporre strumenti antidemocratici (tacciandoli per disposizioni contro l’illegalità) concepiti per favorire le caste di un sistema politico e finanziario impegnato nella repressione delle libertà individuali e culturali.

#chinaprosit

#huiko

#mariovolpescrittore

TIMEDREAMS

L’ultima invenzione

Finalmente il futuro è arrivato nel tuo presente.

Lo slogan della TIMEDREAMS è stato redatto per pubblicizzare una nuova e strepitosa diavoleria tecnologica capace di rendere i viaggi nel tempo un’incredibile realtà. La macchina – come dichiara la casa produttrice – potrà  proiettare un viaggiatore nel futuro o fargli rivivere  il passato. Ma prima di lanciarla in grande stile, l’azienda vorrebbe testare la sicurezza del suo funzionamento e, per tale motivo, ha promosso – tramite Internet – una campagna per reclutare gente che si offrisse per collaudarla. Certo potrebbero esserci dei rischi, ma leggendo le clausole in piccolo, il peggio che potrebbe accadere, in caso di fallimento, non sarebbe altro che un gran mal di testa con nausea annessa e nessuna esperienza di viaggio: ovvero nessun ricordo della fantastica avventura.

 Io non amo pensare agli imprevisti, ma è pur sempre il collaudo di una macchina per i viaggi nel tempo  e il rischio di restare intrappolati nel passato, o finire sparati per sempre nel futuro non è da escludere; eppure malgrado tutte le mie perplessità mi sono fatto avanti. L’opportunità di un viaggio del genere, e per giunta senza spese, non posso lasciarmela sfuggire, così ho acceso il computer, afferrato il mouse e, puntando dritto sul loro sito, ho aperto la pagina:

Proponiti per collaudare la macchina del tempo

Non mi resta che nascondere le preoccupazioni sotto il tappeto, come fanno le inservienti pigre con la polvere, e cliccare su  “registrati”. Nell’attesa che la mia candidatura fosse memorizzata nella lista degli aspiranti viaggiatori è apparsa una seconda pagina  dalla quale avrei dovuto fare un’ulteriore scelta. Mi si chiede d’indicare l’epoca del viaggio di dieci minuti attraverso le pieghe del tempo.

 “Diamine! Questi allora fanno sul serio”, ho pensato davanti allo schermo del computer concentrato a meditare sulla giusta destinazione. Così, mi sono detto che se fossi stato un professore di  latino e greco avrei, senza dubbio, optato per un viaggio nell’antica Roma o nella  Grecia dei filosofi; l’opportunità di vivere di persona quei giorni così remoti sarebbe stata impagabile.  Mentre, se fossi stato un medievalista non avrei avuto dubbi a correre tra le braccia di Carlo Magno o avrei marcato il mio biglietto dritto verso gli anni dell’inquisizione, se non altro per guardare la faccia dei preti che mettevano la gente al rogo; ma non essendo uno storico un tale viaggio sarebbe stato uno spreco di tempo prezioso.

Pensandoci bene potrei scegliere di andare in un passato recente,  magari durante la Prima o la Seconda Guerra Mondiale, ma anche questa ipostesi è da scartare, perché il solo ricordo di quelle atrocità mi fa stare male. A ben vedere, non rimane che il futuro, almeno potrei essere testimone dello straordinario progresso del balzo tecnologico e delle sue impensabili meraviglie, ma se l’arroganza dell’ingegno umano non si fermasse davanti a nulla fino a distruggere il pianeta?

Come potrei  ritornare indietro e vivere il resto dei miei giorni con una tale consapevolezza? E cosa mai avrei potuto raccontare ai miei figli? Però conoscere cosa ci riserva il futuro è sempre interessante, allorché mi sono domandato perché  non andare avanti quel poco che basta per dare una sbirciatina ai miei ragazzi cresciuti? Dieci minuti sarebbero sufficienti per inquadrare le possibili conseguenze delle loro scelte nel presente, sincerandomi del loro successo e della loro felicità.  Avrei potuto sapere in anticipo l’esito di un colloquio di lavoro o di una relazione sentimentale e metterli in guardia un volta ritornato nel mio tempo. Ma  forse pur facendo l’esatta previsione degli esiti delle loro scelte di vita dubito che mi darebbero ascolto, liquidandomi con la solita frase: “papà non puoi capire, sei antidiluviano.”

E se pure avessero voluto dare credito ai miei pareri forse non sarebbe stato giusto, quelli non sarebbero mai stati consigli  della saggezza di un genitore. Sarebbero imposizioni nate da una partita truccata che li deruberebbe dei propri sogni, privandoli del gusto emotivo dell’imprevisto, dell’inconoscibile che forgia la vita.

Non mi resta che una sola giusta scelta per formalizzare la mia piena candidatura al collaudo della macchina del tempo della TIMEDREAMS. Ho deciso ritornerò indietro di qualche anno per rivivere i giorni in cui mio padre era ancora vivo per fare,  in soli dieci minuti, una cosa che in quaranta anni non ho mai avuto il coraggio di fare, guardarlo negli occhi per  dirgli: “Ti voglio bene papà.”

      Click, invio e la giusta scelta è fatta, ora non mi resta che attendere che il sogno s’avveri.

#mariovolpescrittore

L’invasione cinese: metodo, merci e virus.

Se la Cina ha partorito il Covid, l’Occidente
di certo lo ha ben adottato.

L’invasione cinese in ogni angolo del globo sembra ormai cosa certa e, in quei pochi recessi del pianeta, dove la Cina non era famosa per le sue merci lo è diventata per un virus che ha devastato, e continua a devastare, vite umane, economiche e modelli sociali su cui molte comunità hanno edificato la propria ragion d’essere.

Certamente la diffusione di questo nuovo virus (battezzato con la sigla COVID19)  non è avvenuta seguendo un arcano complotto di poteri forti, ma secondo un sentiero del tutto naturale come per altre epidemie che hanno flagellato l’umanità a partire dalla peste fino alla recente SARS.  Malgrado i luoghi di origine di tali patogeni siano spesso regioni della Cina non è logico, e quantomeno ingiusto, puntare il dito verso ogni singolo cinese additandolo come untore; dal momento che l’Occidente non si è fatto scrupolo ad aprire le porte per accogliere le opportunità industriali, commerciali ed economiche offerte dal Paese del Dragone. Leccornie, come la manodopera a basso prezzo e  un immenso bacino di consumatori, hanno stimolato gli appetiti di molti uomini d’affari e dei loro Governi. Eppure è incontestabile che il sistema Cina  – non il suo popolo –  è stato, come sempre, avido di trasparenza per timore che anticipando l’allarme sanitario si potesse falcidiare la crescita economica. Non era possibile, per i progetti del governo cinese,  smentire la teoria dell’arricchirsi a tutti i costi e ad ogni prezzo. Solo che, questa volta, il prezzo è stato pagato anche da chi ha beneficiato poco o niente dagli intrecci con la Cina. Quindi il principio de “L’economia della bicicletta” (secondo il quale bisogna sempre produrre e vendere, altrimenti si rischia di cadere); della massima di Xiaoping, “non importa di quale colore sia il gatto purché acchiappi il topo” (della serie ci interessa il fine e non il mezzo) o delle nuove formule del Capitalismo Socialista cinese: “lavorare e arricchirsi senza contestare le decisioni del regime”, hanno portato ogni uomo o donna ad ambire al possesso delle “tre chiavi”: quella di casa, dell’azienda e dell’auto. Ma per i sudditi di Pechino non bastano le opportunità offerte dal libero capitalismo, non bastano scaltrezza e determinazione per raggiungere il vero successo;  occorre essere sottoposti ad un equivalente sinico del principio di Archimede. Ovvero, un imprenditore cinese se immerso nel sistema politico riceve una spinta economica dal basso verso l’alto pari al peso delle sue amicizie di partito.

Huawei, Alibaba e altri famosi brand della Grande Muraglia, di cui oggi si sente parlare ovunque, non sono nati nei garage delle villette di periferia, ma sono fenici risorte dalle ceneri di mastodontiche   corporazioni industriali e i loro fondatori non erano studenti squattrinati di qualche università di provincia, ma gente che all’epoca era impegnata in ruoli di rilievo  assegnati dal Regime di Pechino. Se così non fosse sarebbe quanto mai strana la massiccia presenza di attività commerciali cinesi in altri Paesi. Magari molti sono sostenute dal credito proveniente dalla madre patria o  hanno fatto la questua di villaggio in villaggio, propinando lo slogan: “Investi nel ristorante che Chen, Lin, o chi per esso,  a Roma, a Londra o a Parigi. Sarà la tua occasione per diventare ricco.”

Così, i pochi spiccioli che ogni povero contadino ha impiegato per sostenere il progetto di un suo connazionale d’oltremare  sono diventati – grazie alla magia dei cambi monetari – un tesoretto da reinvestire per foraggiare una globale mega-festa del danaro a cui  le imprese e i Governi,  del mondo, chiedono di partecipare.

Una festa organizzata da una nazione ormai libera dalla sottomissione economica dell’Occidente, ma che rischia di vacillare sotto i colpi del COVID19 che potrebbe mettere un freno alle grandi ambizioni del presidente Xi-Jinping; l’uomo che vorrebbe la Cina prima potenza mondiale entro il 2025. Come sempre la brama di potere e ricchezza offusca la mente, facendo dimenticare i saggi principi del giusto vivere, scegliendo di non sprangare tutto alle prime avvisaglie della nuova infezione per non compromettere la resa economica d’imponenti manifestazioni sportive e commerciali.

Se il dottor Li Wenliang (scopritore del Coronavirus) fosse stato ascoltato e non arrestato,  se la Cina avesse subito posto la città di Wuhan in quaranta evitando a cinquantamila possibili contagiati di fuggire e contribuire a disseminare il virus, se la Germania avesse annullato le fiere commerciali d’inizio anno, se ogni grande evento fosse stato  cancellato da subito,  se alcuni luminari della medicina non avessero scambiato il nuovo virus con un banale raffreddore  e se qualcuno  avventuriero senza scrupoli non ci avesse visto una meschina opportunità di affari, non avremmo avuto centinaia di migliaia di morti nel mondo e, forse molti bambini sarebbero ancora tra le braccia dei loro nonni.

Perché se è vero che la Cina ha partorito il virus è pur vero che noi lo abbiamo ben adottato.

#mariovolpescrittore #chinaprosit #huiko #rogiosieditore #espressonapoletano #diogeneedizioni

La piscina dorata

Fare attenzione ai prezzi dei propri acquisti evita spiacevoli fregature.

Le emergenze sono il nitro degli affari. Sì il nitro, quella sostanza virtuale che nei videogame dà la spinta decisiva al bolide in gara. Una spinta che può fare la differenza tra chi vince e chi perde.

 Lo stesso è stato per l’emergenza sanitaria di questo periodo (per quelli che leggeranno tra qualche anno parliamo del 2020). Ma il COVID, per qualcuno, è stato una disgrazia per altri una grossa opportunità di rastrellare danaro.

Infatti, le piattaforme di e-commerce hanno partecipato al banchetto sedendosi a capotavola e alcuni prodotti hanno giocato il ruolo del piatto forte. Tra essi le ormai introvabili piscine fuori terra di varie misure e dimensioni o almeno introvabili ai giusti prezzi di mercato, perché se si è disposti a sborsare qualche migliaio di euro, per un prodotto che fino allo scorso anno ne valeva poche centinaia, ci garantiremo il bagno d’estate.

La corsa all’acquisto delle piscine sembra motivata dalla paura, per molti, di non potersi permettere una vacanza a causa delle stringenti regole del distanziamento sociale e delle nuove configurazioni per gli stabilimenti balneari che, dovendo ridurre il numero di presenze, potrebbero aumentare i costi di accesso alle spiagge. Infine resta la paura di poter contrarre il contagio.

Molti, nel valutare la possibilità di restare a casa e magari avendo una spazio aperto a disposizione, hanno optato di dotarsi di una piscina per rinfrescare l’estate. Scelta condivisibile in pieno se non nell’atteggiamento di alcuni rivenditori che hanno portato alle stelle il prezzo di questi prodotti, non solo per la domanda aumentata, ma anche per la carenza di disponibilità.

Infatti piscine, accessori ed affini provengono prevalentemente dalla Cina (come del resto la maggior parte dei nostri beni di consumo) e hanno subito delle sferzate nella produzione dovute alla chiusura di molte fabbriche a causa del periodo di lockdown cinese, saltando -di fatto- la stagione commerciale nel nostro paese.

Tale motivazione ha indotto molte aziende, che avevano scorte vecchie o quelle che sono riuscite a piazzare qualche ordine, ad aumentare i prezzi al consumo garantendosi lauti guadagni e trattandosi di prodotti non di prima necessità non ci sarebbe nulla di legalmente scorretto. Resta pur sempre la valutazione del giusto comportamento, che dovrebbe condannare speculazioni commerciali immotivate, specialmente in periodi di emergenza nazionale.

Ma infine, resta sempre una scelta individuale quanto pagare per soddisfare un bisogno, come è individuale la consapevolezza di conoscere la differenza tra il giusto prezzo e la fregatura.

#mariovolpescrittore

LA FORZA DI CONFUCIO TRA LE STRADE DI NAPOLI

Confucio non avrebbe mai potuto immaginare che il pianale del suo carretto, sul quale girava la Cina per diffondere il suo insegnamento, sarebbe diventato troppo piccolo per contenervi il mondo intero. Da quasi duemilacinquecento anni dalla sua morte il nome del grande pensatore resta il vessillo culturale di un paese in continua espansione, al punto che non vi sarebbe tabella più appropriata per identificare una delle associazioni culturali più ramificata del globo. L’Istituto Confucio (organizzazione per la diffusione della lingua e la cultura cinese), partito dalla Shanghai International Studies University, ha aperto le sue sedi nelle maggiori università del pianeta fino ad approdare a Napoli nel 2007 presso l’Università Orientale, il più antico ateneo Europeo dedito agli studi della cultura e della lingua Cinese. Ed è proprio partendo dalla sede dell’Istituto Confucio, in via Nuova Marina al numero 56, che incontrando la dottoressa Paola Paderni, direttrice del compartimento Italia del Confucio, docente di politica e istituzioni della Cina contemporanea e il professor Xu Haiming co-direttore e responsabile delle relazioni con la Cina, è stato possibile far luce su alcuni aspetti importanti dello studio del cinese a Napoli.

 Il professor Xu, docente della Shanghai International Studies University, in un perfetto inglese, ha esposto gli obiettivi primari del programma culturale del Confucio tra cui lo studio e la diffusione della lingua attraverso corsi specialistici a cui è possibile iscriversi indipendentemente dal desiderio o dalla necessità di conseguire una Laurea specifica. Padroneggiare il cinese oggi è un’ottima opportunità d’inserimento nel mondo del lavoro grazie ad un idioma che diviene sempre più popolare in conseguenza dell’espansione economica della Cina e degli investimenti che il paese asiatico proietta oltre i propri confini. Lo studio del cinese, come ci ricorda la professoressa Paderni, oltre ad essere una conoscenza sempre più richiesta, è una base importante per trovare un punto d’aggancio tra culture e tradizioni che sembrano totalmente distanti tra loro, ed è lo stesso professor Xu Huaming, a chiarire alcuni limiti in merito alla diffusione di una lingua che, malgrado stia divenendo la più parlata al mondo, non potrà per il momento sostituire l’inglese, soprattutto per la poca diffusione in ambito tecnico.  Al di là delle mere questioni di nicchia, l’Istituto Confucio auspica la diffusione dell’idioma Cinese come base d’integrazione e interscambio culturale, perché solo conoscendo una lingua con le sue sfumature è possibile calarsi nell’intimità di ogni cultura, base fondamentale per la crescita e il rispetto reciproco.

Napoli, per il suo fervore culturale e il suo spirito d’accoglienza è tra le città più adatte a questo genere d’interscambio, che potrebbe essere migliorato introducendo lo studio del Mandarino fin dalle scuole elementari, quando la mente dei bambini è ancora plastica per poter assorbire i costrutti lessicali di una lingua considerata complessa. Ricalcando l’importanza dell’insegnamento delle lingue straniere, il professor Xu sfata il mito della difficoltà del Cinese, una forma espressiva tonale e figurativa che, in realtà, a partire dai primi studi consente la possibilità comunicare in tutta naturalezza.

Lingua e interscambio culturale, questo è l’assioma ripercorso anche dalla professoressa Paola Paderni nell’esporre tutte le iniziative organizzate dall’Istituto Confucio tramite cui è possibile aprire un canale preferenziale d’interscambio formativo tra Napoli e la Cina, non solo presentando le antiche tradizioni del folklore Cinese, ma soprattutto educando la nutrita comunità Orientale alla comprensione delle usanze del nostro paese per apprezzarne tutte le possibili sfaccettature.  Tutti ciò è reso possibile grazie ad interventi che l’Istituto Confucio continua a mettere in campo, come gli incontri con i direttivi di Città della Scienza per la diffusione della cultura scientifica occidentale, le mostre d’opere d’arte Cinese oltre alle presentazioni dei libri dei grandi intellettuali orientali disposti a viaggiare, da un capo all’altro del mondo, per dotare l’umanità di un sapere comune.

(Mario Volpe)