I containers che colpiscono al cuore.

Il prezzo impazzito dei trasporti Cinesi contribuisce
all’impoverimento delle famiglie.

I fatti del mondo si susseguono con una tale frenesia, per raggiungere il futuro, da far apparire anche il passato recente come storia sepolta.

Eppure, tra le oscillazioni del pendolo degli eventi, esiste l’immutabile fulcro del presente; spesso troppo stretto per focalizzare tutte le attenzioni, fino a quando qualcuno non si prende la briga si spolverarlo dalla disattenzione della gente.

 Oggi questo fulcro si esprime con la drammatica conta dei morti per Covid; con le speranze sul vaccino e le delusioni per il ritardo nelle consegne; con le crisi politiche; con la difficoltà di far quadrare conti pasticciati; con la decrescita economica e con il sorriso sardonico della Cina incollata sul podio dei potenti. E’ una triste sinfonia di grandi eventi che stanno cambiando il mondo a cui contribuiscono, non solo le grandi armonie, ma anche i suoni sparsi delle singole note che hanno la capacità di trasformare l’intera composizione.

Suoni effusi che appaiono di nessuna importanza, fino a quando la loro presenza non stona all’orecchio dell’ascoltatore attento. Tra le note stridule dell’angosciante musica che ci rimbomba nella testa si celano dettagli capaci di deflagrare come ordigni da guerra.  E tra la drammatica conta dei morti per Covid, il ricordo delle introvabili mascherine della prima ondata, la chiusura dei siti produttivi, le crisi politiche e i ritardi nella distribuzione dei vaccini; da qualche settimana si è affacciato –con discrezione– il balzo sproporzionato dei trasporti marittimi dalla Cina.

La fabbrica del mondo produce, a tutta birra, gli oggetti del nostro bisogno i cui costi rischiano di decuplicare a causa di un aumento costante del prezzo dei collegamenti sulle navi portacontainer. Basti pensare che, da soli tre mesi, il valore di un trasporto navale da Shanghai, per un container, è balzato da una media di tremila dollari americani a oltre dodicimila. Considerando che su tale valore gravano IVA, dazi e balzelli vari, non è difficile immaginare che, una volta terminate le scorte di beni nei nostri magazzini, la tendenza –in un’economia globalizzata– sarà quella di un aumento dei prezzi al consumo. Purtroppo, in un tessuto sociale di famiglie che perdono progressivamente il potere d’acquisto per la riduzione del lavoro, tale incremento potrebbe far scattare altri primati di povertà, nell’indifferenza dei ricchi e della politica.

Eppure qualcuno ha tentato di chiedere spiegazioni ai colossi del mare o alle organizzazioni internazionali, denunciando la follia di ciò che sta accadendo all’economia del trasporto via mare. L’associazione dei doganalisti e degli spedizionieri, penalizzati dalla riduzione delle prenotazioni dei carichi, vorrebbero vederci chiaro, inducendo le autorità di controllo a verificare tra le pretese dei grandi armatori, eppure il costo dei viaggi continua ad aumentare senza controllo.

Qualche ragionevole spiegazione è stata affidata al libero mercato, alla necessità di ridurre le operatività delle navi per il rischio d’infezioni tra i marittimi, all’apertura di nuove linee commerciali in America Latina con la traslazione di molte portacontainer verso altri porti; riducendo, così, l’offerta asiatica che vede lievitare i listini dei suoi trasporti.

Malgrado tutto ciò faccia parte di una strategia commerciale privata, il cartello che le compagnie attuano per massimizzare i profitti dovrebbe passare sotto la lente di un intervento pubblico, al fine di calmierare questa febbre al rialzo che, se lasciata fermentare tra le ingorde fauci del profitto ad ogni costo, contribuirà a mietere in silenzio vittime per fame.

#untrenopershanghai

#diogeneedizioni

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